Alle radici del tantra


Da un punto di vista filosofico, il Tantra è profondamente ecologico. Esso riconosce l’unità ultima di tutti gli esseri viventi e delle cose, la loro identità. Sul piano sociale, i praticanti del Tantra non devono ergere barriere intellettuali o emotive fra loro e gli altri, o fra loro e ciò che è inanimato“. Così spiegava Georg Feuerstein, indologo tedesco recentemente scomparso.

Il tantra, insieme di insegnamenti spirituali e tradizioni esoteriche originarie dell’India, intreccia infatti la spiritualità alla filosofia, la natura al corpo. Diffuso in Tibet, Cina, Corea, Giappone e Indonesia, il tantrismo ha vissuto la sua età d’oro in Europa tra gli anni 70 e 80 del Novecento. Medicine alternative, esoterismo, orientalismo, furono le fonti di ispirazione per il movimento del New Age. Insieme, soprattutto, alla centralità della donna e all’idea di una sessualità capace di condurre gli amanti all’estasi.

Una dottrina definita da molti “femminista”, ispirata alla cultura matriarcale degli Harappei, popolazione pakistana che nel II millennio a.C. abitava la valle del fiume Indo, per poi diffondersi nelle regioni del Nord dell’India e in altre zone dell’Asia. Fino al XII secolo, quando il crescente dominio della religione islamica perseguitò e allontanò molti seguaci. Una donna non sottomessa all’uomo, padrona del rapporto, intenzionata a raggiungere il pieno soddisfacimento del proprio piacere fisico, non erano precetti contemplati dai musulmani.

Al centro del tantrismo infatti c’era il rapporto sessuale tutto a matrice femminile: all’orgasmo della donna veniva attribuita priorità esclusiva e l’uomo, attraverso il controllo del respiro e del tono muscolare, poteva arrivare a posticipare il proprio anche di nove ore, se non addirittura a farne a meno. L’unione dei due corpi era infatti l’incontro tra coscienza, dell’uomo, e forza creativa, della donna. Solo tramite il sesso si poteva trascendere la realtà vivendo l’esperienza mistica della fusione delle forze.

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Come tutte le religioni però c’era un percorso ben chiaro per entrarne a far parte. Per diventare un adepto c’era bisogno di un lungo periodo di riti di iniziazione e di lettura e studio dei testi sacri. A mediare nell’apprendimento era il guru: figura chiave del tantrismo, capace di avviare i membri della coppia al percorso di liberazione, allontanando fantasmi psichici, ossessioni, ansie nervose. Il guru inoltre guidava l’uomo al risveglio della kundalini, mitico punto di energia sopito, che una volta ridestato si espandeva dalla colonna vertebrale fino al cervello, trasformando l’individuo e attivando delle capacità mai provate. Comunione spirituale con il cosmo, sentimenti elevati, creatività.

Non solo ed esclusivamente sesso però. Hugh Urban, esperto di tantrismo, critica la sua traduzione occidentale e il Neotantra: “Almeno dal tempo di Agehananda Bharati, la maggior parte degli studiosi occidentali è stata fortemente critica di queste nuove forme di pop-Tantra o neo-Tantra. Questo ‘California Tantra’ come Georg Feuerstein lo chiama, è basato su un profondo fraintendimento del cammino tantrico. Il loro errore principale è di confondere la beatitudine tantrica con l’ordinario piacere orgasmico“. Non solo una moda, ma uno stile di vita.

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