Il fact checking del gioco digitale


L’ascesa al potere del governo gialloverde (Lega-Movimento5Stelle) e la successiva approvazione del Decreto Dignità hanno modificato l’equilibrio che il settore dei Giochi (in particolare quello online) aveva instaurato dopo un lungo e tortuoso processo di evoluzione. Dal lontano 2012, anno in cui l’AAMS ha aperto le porte alla liberalizzazione del gioco online, all’agosto del 2018, data in cui l’esecutivo ha approvato il divieto di sponsorizzazione di tutte le forme di gioco (tranne Lotto e le altre cosiddette “lotterie in differita”, quelle che cioè prevedono un’estrazione dei vincitori in un secondo momento), il settore ha subito una trasformazione radicale.

Dalle forme primordiale di gioco online, fase in cui dominava il poker online, si è passati tramite l’evoluzione tecnologica e culturale al trionfo di altre modalità di gioco come le slot machine online, elemento di maggiore interesse per gli oltre 3 milioni di utenti che frequentano le piattaforme digitale. Nel frattempo gli introiti per aziende sono cresciuti in maniera esponenziale (attualmente la raccolta supera i 24 miliardi di euro, sostenendo le casse dell’Erario), la popolarità degli operatori è cresciuta e il gioco è divenuto sicuro con l’oscuramento della piattaforma illegale .com ai casinò online regolamentati dall’AAMS.

In questo articolo analizzeremo alcuni elementi chiave del gambling online, fattori che ci aiutano a capire da vicino cosa ruota intorno al gioco digitale, ma soprattutto ad offrire una visione obiettiva di chi il settore lo conosce da vicino tramite l’analisi di diversi contributi raccolti dai siti qualificati che si occupano di informazione settoriale.

Uno dei cavalli di battaglia della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle e del vicepremier Luigi Di Maio è stato la lotta senza frontiere al gioco d’azzardo, quest’ultimo colpito nell’unico strumento indispensabile per informare gli utenti ed educare le masse ad una filosofia di gioco responsabile e sicuro, stiamo parlando ovviamente dei media.

Il Decreto Dignità, nello specifico l’ormai famoso articolo 9, è una misura che l’esecutivo avrebbe dovuto impostare in maniera differente per evitare di creare una sorta di buco nero nel settore e favorire il riemergere del gioco online illegale sulla Rete (secondo la Guardia di Finanza il fatturato del gioco illegale avrebbe raggiunto la quota dei 20 miliardi di euro, circa un quinto della raccolta globale nel 2018).

L’oscuramento completo degli spot pubblicitari e di qualsiasi forma anche indiretta di pubblicazione è una misura estremamente proibizionista e suicida per un settore che rappresenta una buona percentuale del PIL italiano, soprattutto rappresenta un colpo mortale per quelle aziende facenti parte del circuito legale che hanno sempre svolto in maniera ‘pulita’ e responsabile la gestione delle campagne marketing.

Il divieto avrebbe avuto un ruolo differente e positivo se fosse stato applicato a tutte le forme di pubblicità ingannevole e ripetitiva che caratterizzano le pause pubblicitarie della televisione, dei social network e degli altri media.

Molti operatori di scommesse sportive e casinò online hanno commesso l’errore di lanciare in maniera ossessiva campagne pubblicitarie futili e poco intelligenti, spot che hanno attirato giustamente l’obiettivo dei media no-gambling, delle associazioni no-azzardo e di quella parte della politica alla ricerca di consensi mediante la propaganda populistica. Colpire le aziende che discreditano l’immensa mole di lavoro compiuta da AAMS e dai suoi operatori negli ultimi anni sarebbe stato un provvedimento epocale che avrebbe favorito in primis l’affermazione del gioco responsabile e dall’altro lato avrebbe ridotto al minimo gli effetti di induzione al gioco sui consumatori a rischio o ludopatici. Fare di tutta l’erba un fascio non è il modus operandi adatto per limitare il campo d’azione dell’aziende poco responsabili e per limitare la ludopatia.

Attualmente sono oltre 800 mila gli italiani che soffrono ludopatia, il principale effetto indesiderato legale gambling. Il governo considera la pubblicità come il principale motore ad alimentare l’aumento dei casi, che dati alla mano colpisce una percentuale ridottissima dei giocatori (in Italia oltre 35 milioni di persone effettuano una giocata durante l’anno).

Studi scientifici hanno dimostrato come l’effetto della pubblicità sui ludopati non è significativo, mentre sono altri i fattori che spingono gli utenti al gioco tossico. La ludopatia, come tutte le malattie di carattere psicologico, nasce e si sviluppa nell’inconscio di quelle fasce deboli, rese vulnerabili da problemi psico-socio-economici (scarse risorse economiche, accesi conflitti di coppia, relazioni sociali nulle, ansia, depressione e casi patologici già registrati in famiglia). Il gioco rappresenta per loro una valvola di sfoga dalla realtà e dalle loro difficoltà quotidiane. La produzione di adrenalina, il rischio e l’idea di svoltare tramite una vincita corposa sono fattori che agiscono in maniera sinergica sui soggetti deboli, catapultandoli nell’abisso della ludopatia.

Proprio nell’educazione e nell’informazione degli aspetti scientifici della ludopatia dovrebbe puntare il settore dei giochi per sfatare molti falsi miti che spopolano tra le pubblicazioni della stampa nazionale. Informare in maniera responsabile e qualificata potrebbe consentire alle piattaforme AAMS di educare gli utenti e aprire gli occhi a quelle persone che si trovano nel limbo tra la giocata della classica bolletta su un sito di scommesse sportive e le giocate frequenti alle slot machine e vlt disseminate nel territorio italiano.

L’informazione corretta è la chiave per limitare al massimo i sides del gioco d’azzardo, come confermato anche durante le numerose conferenze che gli utenti hanno tenuto all’ICE 2019 di Londra. Alla mancanza di un sopporto a livello giornalistico stanno sopperendo le azioni intraprese dai casinò online AAMS che hanno recentemente implementato messaggi di allerta per i giocatori a rischio, l’esclusione dalla piattaforma per i giocatori ludopati o la possibilità di autoescludersi, test di autovalutazione del grado di dipendenza, e l’utilizzo di algoritmi e/o big data per comprendere i trend dei giocatori e agire sui medesimi in maniera puntuale.

L’oscuramento del settore fa paura e il timore è che il Decreto Dignità rischia di rivelarsi un boomerang per una filiera che rischia di essere dimezzata (tagli di posti di lavoro) e per le casse dell’Erario che annualmente ricevono oltre 10 miliardi di euro. La priorità resta sempre il consumatore, ma l’oscuramento del gioco legale rischia di traghettare i profili maggiormente a rischi verso l’insidia del gioco illegale delle piattaforme .com.


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