La falsa notizia su Laura Giuliani, portiere dell’Italia Femminile


A volte capita di svegliarsi e trovare il cellulare intasato di notifiche, chiamate e messaggi. Sì è vero, a noi magari capita raramente. Ma se inizi ad essere famoso, a finire attraverso la televisione nella casa di milioni di italiani, allora è più probabile. Soprattutto se giochi nella nazionale di calcio.

È quanto successo a Laura Giuliani, estremo difensore dell’Italia del CT Bertolini, che una mattina si è svegliata comunista. Lo aveva, apparentemente, rivelato lei stessa in una non meglio precisata intervista: “Mio nonno è stato fin da ragazzo un membro del Partito Comunista ed un amante del calcio: è cresciuto con il mito del grande portiere sovietico Lev Jašin. Queste sue passioni me le ha entrambe trasmesse: ricordo i pomeriggi passatinei campi di calcio, io in porta e lui che da limite dell’area batteva punizioni insidiosissime; poi si andava in sezione, allora c’era un forte fermento, e si discuteva con i compagni e le compagne come dare nuova linfa al marxismo – leninismo”.

Gli ingredienti della favola, insomma, c’erano tutti. Il nonno che non c’è più, il rapporto con la nipote, un’ideologia, un simbolo: “Il giorno in cui esordii con il Como 2000, era il 2010, mio nonno, nel post partita, mi regalò una maglia del grande Lev Jašin, mi disse che l’aveva acquistata in un mercatino di Leningrado anni prima e che sapeva che prima o poi sarebbe arrivato il momento di regalarmela. Il giorno in cui l’ho visto per l’ultima volta mi disse: “Laura, tieni sempre a mente ciò che disse Lev Jašin: Giocate a pallone, ma non per diventare professionisti, non per diventare ricchi, ma per fare dello sport”: non dimenticherò mai queste sue parole, io gioco per puro divertimento e so che il mio esempio, di militante comunista, può essere utile alle ragazze ed ai ragazzi per capire che è possibile un’alternativa all’insensata lotta per la sopravvivenza a cui si ispira il sistema capitalista, saremo sempre di più ad essere desiderosi di un mondo che rifiutando il carrierismo sfrenato e la schiavitù del consumismo, metta nel dovuto risalto i più autentici valori dell’umanesimo”.

Un vero e proprio manifesto, un inno alla lotta, una figura rivoluzionaria, poetica, controcorrente. Ma non vera. “Oggi è comparso un post su Facebook e su Instagram in cui venivano riportate delle dichiarazioni che erroneamente sono state a me imputate – ha chiarito direttamente Giuliani – Tengo a precisare che non ho mai rilasciato alcuna intervista ne’ dichiarazioni di quella portata, oltre al fatto che non ho mai confuso, ne’ mai lo farò, i valori dello sport con altri aspetti della sfera personale”.

Niente maglietta di Jašin, niente impegno nei circoli, niente nonno. Ma cambia forse qualcosa? L’Italia ha un portiere forte, preparato, abile. Che le favole non le deve inventare, se le costruisce sul campo.


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